mercoledì 31 ottobre 2012

LA BELLA SICILIA.


Riflettevo insieme a un amico. Si parlava dei valori della società. Di una società che non finisce al confine. Però se devo essere sincero, non tutti i miei dubbi sono stati chiariti. In questo particolare momento, ad esempio in Sicilia, in occasione delle recenti elezioni regionali, abbiamo ascoltato vari proclami, tutti volti al positivo, al miglioramento della Regione, al benessere comune. Chi ha parlato di trasparenza e legalità e chi ha azzardato drastiche diminuzioni di compensi. Tutto ciò sarà veramente possibile in uno scenario, la Sicilia, sull’orlo del tracollo finanziario e morale?

Abbiamo intravisto politici, divisibili tra idealisti e assetati di potere; giovani, anche loro nei sottogruppi di idealisti e bramosi di diventar qualcuno. Quindi lo scenario è quello di un popolo diviso a metà:  idealisti e bramosi di potere. Certo, la questione posta in questi termini anche a me fa venire una certa tristezza. Come un’intera popolazione  possa  ridursi a questo!? E’ innegabile che ai miei occhi, di semplice cittadino, la visione macroscopica è esattamente questa.

Parlando col mio amico, la questione si è ridotta solo all’affermazione che  la società siamo noi, per cambiarla dobbiamo cambiare noi. Ho accettato questa riflessione ma nella mia mente sono rimasti degli interrogativi. Se tutto ciò che vedo non è cambiato, evidentemente c’è qualcosa che non va: o la gente non vuole cambiare, e allora non ho idea di cosa io stia parlando, oppure la questione non è così facile come si vuol far credere. Una società è quanto di più complesso l’uomo abbia mai pensato di assemblare. Un insieme vasto, vastissimo, di uomini e donne che coabitano, che condividono abitudini, modi di essere e di pensare.

Ed è proprio in questo momento che sono nate le due fazioni: gli idealisti e i bramosi di potere. Secondo me, gli idealisti sono tutti coloro che credono che un mondo unico, unito, sano sia possibile. Coloro che credono in qualcosa, in qualcosa che si possa ottenere senza  bisogno di prevaricare nessuno. Gli idealisti  hanno degli ideali in cui credere. Hanno degli obiettivi. E così viene spontaneo chiedersi,  al giorno d’oggi, nella nostra amata Sicilia, gli idealisti in cosa credono? Che ideali hanno?

Ecco a tal proposito, si inserisce a pennello l’altro grande gruppo: i bramosi di potere. L’ignoranza che sta dietro alla bramosia di potere. A questa categoria è appartenuta, soprattutto,  la gente che fino ad oggi  ha governato. Ci siamo mai chiesti perché si diventa politici? Come si diventa politici? Dilemma: per sete di potere, perchè si è convinti di poter migliore la propria realtà politica o perché si crede di poter migliorare la società in cui si vive?  La domanda o la risposta, se preferite, sostanzialmente è una: noi cosa decidiamo di essere? chi decidiamo di essere? e soprattutto, perchè decidiamo di esserlo?

Secondo me non basta il cambiamento del popolo. Credo che per migliorare questa società, che sembra portarci solo allo sfacelo, bisognerebbe attuare una profonda, vera e decisiva ristrutturazione. Bisogna cambiare tutto. Penso che la terra – estremizzando il concetto - abbia bisogno di un nuovo popolo. E quindi si, io appartengo agli idealisti  che credono in coloro che svolgono il proprio lavoro, la propria missione, per passione e non per convenienza. Credo che si possa migliorare.

Racalmutese Fiero
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martedì 30 ottobre 2012

CI SARA’ PURE UN GIUDICE A BERLINO


La  Sicilia consegna alla sua storia politica queste particolari elezioni 2012 del suo presidente.

La prima novità è arrivata dal mare; un non più giovane uomo barbuto del profondo nord  raggiunge a nuoto la Sicilia. Si tratta di un uomo che pur  rivoluzionando il modo di fare politica, utilizzando la rete internet, sbarca nella nostra Isola e comincia una campagna elettorale con il metodo più antico che lo porta a fare comizi paese per paese.

Finalmente si chiudono le urne e si concretizza la seconda grande novità: meno della metà dei siciliani si è recata alle urne, un fatto senza precedenti. Quali sono stati i motivi che hanno portato a questo?  Molti pensano che i siciliani né hanno avuto abbastanza della politica, di tutte le promesse fatte dai politici e mai mantenute e, rassegnati dall’immutabilità delle cose, sono rimasti a casa. Altri,  più maliziosi,  pensano che questa volta, a causa delle precarie condizioni economiche in cui versa la Regione, con un debito di sei miliardi, i politici non hanno potuto né promettere né dare e questo ha provocato l’astensione al voto.

La terza grande novità sta nel fatto che un movimento, che si è presentato per la prima volta alle elezioni siciliane diventa il più votato dell’Isola, il suo leader  promette  ai cittadini la  trasparenza.

Il candidato Crocetta, appoggiato da una coalizione di partiti di centrosinistra, è stato eletto nuovo presidente della Regione Sicilia. Le sue prime dichiarazioni riempiono di speranza il cuore dei siciliani, dichiara che, come ha sempre fatto, contrasterà la mafia invitandola a fare le valigie , licenzierà tutti i consulenti esterni, ogni appalto sarà dato con la massima trasparenza, ridurrà il numero dei deputati e i loro stipendi, saranno eliminati i vitalizi e ogni spreco.  Tante sono state le cose dette nelle prime dichiarazioni dal nuovo presidente e noi tutti che conosciamo  Crocetta, come uomo sincero e onesto, crediamo in tutto quello che ha dichiarato.

Purtroppo tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare, come si suol dire, il nuovo governatore della Sicilia, sfortunatamente, non ha una sua maggioranza e dovrà chiedere ad altri partiti di appoggiare la sua giunta.

Gli schieramenti a cui dovrà chiedere l’appoggio non hanno mai detto ne fatto le cose che il presidente Crocetta vuole realizzare e, soprattutto tra questi partiti, che dovrebbero sostenerlo, c’è chi è appena uscito dal precedente governo,  che ha realizzato proprio le cose che il nuovo presidente intende eliminare. Ci chiediamo se queste forze politiche potranno mai smentire se stesse.

Un brivido corre sulla schiena dei siciliani stanchi di mangiare crocchè  e il timore che, anche se animato da buone intenzioni, il presidente Crocetta non potrà realizzare i progetti che ha in mente e tutto ciò che ha promesso al popolo siciliano.

« Noi fummo i gattopardi, i leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene; e tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra. » 

(Principe  Fabrizio Salina)

                                                                                                                     Roberto Salvo
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lunedì 29 ottobre 2012

L’ILLUSIONE DEL CAMBIAMENTO


Non è cambiato nulla; Crocetta presidente, appoggiato da UDC e Grande Sud, ristabilisce la  struttura della politica regionale passata. Unica vera novità l’astensione di tanti siciliani che, posseduti  da ataviche convinzioni che qui, in Sicilia, nulla cambierà mai, non sono andati a votare.

Un segnale da questo confronto elettorale è stato lanciato, però: il M5S si attesta al 14,7%, diventando il primo partito dell’Isola. Un segnale alla politica dei baroni  sprofondati nelle loro poltrone capitoline, al sistema partitico attuale responsabile di tanti scandali e tante promesse mai portate a termine.

Crocetta avrà anche vinto, ma certo non sarà facile amministrare la Sicilia e compattare una squadra di governo e, soprattutto, agire in piena autonomia. Racalmuto rispecchia in parte il dato regionale ma esprime preferenze verso schieramenti che, a livello nazionale, sono stati penalizzati.

Dicevamo dell’astensionismo, vero responsabile, forse, del non cambiamento, dimostrazione di un atteggiamento menefreghistico , come se la Sicilia fosse terra di nessuno.

Racalmutese Fiero
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AL POSTO DELLA FACCIA…IL CULO!


Si racconta che in un paese dell’entroterra siciliano, una notte, un sedicente capopopolo, avesse difficoltà a prendere sonno. Tutta la notte a girarsi e rigirarsi nel letto, a pensare cosa fare e come fare per poter finalmente emergere; se abbracciare una consulta cittadina o incitare i compaesani a ribellioni dimostrative o piuttosto cambiare repentinamente e frequentemente bandiera e buttarsi, alla fine, nelle braccia di suadenti ammaliatori, nuovi esponenti, dalle  promesse allettanti e dai futuri progetti tanto agognati. Aveva  dormito poco e male; si era rigirato e aveva assunto posizioni inusuali.

La mattina dopo si era  svegliato rimescolato, come se le parti del suo corpo si fossero  ricomposte a caso dopo essersi sparse nel letto. Sembrava tutto normale, tranne un piccolo scambio: si era svegliato con la faccia al posto del culo e il culo al posto della faccia. Il nostro capopopolo si era guardato allo specchio ed era impallidito. Vedeva l’immagine riflessa con i suoi occhi, come se il cambiamento fosse solo strutturale e non funzionale. Del resto, in quest’ultimo caso, cosa  importava? Secondo il nostro capopopolo nessuno se ne sarebbe accorto e del parere degli altri, dei bisogni degli altri, della lealtà verso gli altri, chi se ne importa!

All’inizio il nostro capopopolo fu assalito da qualche dubbio: come andare in giro, cosa raccontare alla gente, come giustificare una simile, repentina metamorfosi? Poi cercò di correre ai ripari: consultò i migliori medici, senza risultato, interpellò  persone fidate per vedere se il suo cambiamento balzasse così tanto agli occhi. Alcuni, dapprima spaventati, via, via andavano abituandosi al nuovo aspetto, altri lo incoraggiavano.

Ma non occorreva tanto impegno, il nostro capopopolo si era convinto che, in quel paese dell’entroterra siciliano, nessuno si sarebbe mai accorto di nulla e che bastava arringare la folla, raccontare le solite frottole perché nessuno si accorgesse di un così imbarazzante – per chi ha faccia – cambiamento: il culo al posto della faccia!

Racalmutese Fiero
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domenica 28 ottobre 2012

LE RICETTE DI RURU’ – LA PASTA FRITTA


Una volta non si buttava nulla e la pasta era l’alimento principe per  pance esigenti, provate da duro lavoro. Se ne cucinava in gran quantità e anche se veniva distribuita in porzioni abbondanti ai commensali, ne rimaneva  per il cane e il gatto,  e se ne conservava una buona porzione per la sera. Veniva consumata fritta. Passiamo, dunque, alla ricetta:

INGREDIENTI:

Spaghetti (rigorosamente) al sugo di pomodoro.

Olio extravergine di oliva.

Pecorino grattugiato.

Esiste anche una variante con l’aggiunta dell’uovo sbattuto, alla fine, da buttare sulla pasta calda, appena fritta e a fuoco spento.

Ungere una padella, possibilmente di ferro. Strofinare al suo interno un foglio di carta, quella che si usava per avvolgere il pane. Versare la pasta e mettere sul fuoco vivace, ma non troppo. Far friggere fino a quando sugli spaghetti si sia formata una crosticina croccante. All’interno devono rimanere morbidi. Spolverare con pecorino abbondante

E…BUON APPETITO DA RURU’



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sabato 27 ottobre 2012

RAFFREDDORE: COME PREVENIRLO E CURARLO


È la malattia umana più comune, si diffonde con estrema facilità e passa in una manciata di giorni. Con l’arrivo del freddo si apre la stagione del raffreddore: tra le vittime per eccellenza ci sono i bambini, che possono contrarre fino a otto infezioni l’anno. Responsabili sono i rhinovirus, una famiglia di virus che conta un numero notevole di tipi diversi, tutti ugualmente contagiosi. Infatti è proprio questa la caratteristica principale del raffreddore: basta un leggero contatto, anche indiretto con un soggetto ammalato o anche un portatore, per far comparire nel giro di alcune ore quel fastidioso senso di prurito alla gola. A fronte però di una così facile diffusione si tratta quasi sempre di una malattia lieve e che richiede solo un po’ di pazienza.

Il malessere dura in genere alcuni giorni e se ne va senza lasciare conseguenze. La migliore terapia, in questo caso, consiste nel cercare di tenere sotto controllo i sintomi più fastidiosi: starnuti, bruciore alla gola, naso chiuso che cola, malessere generale a volte accompagnato da un leggero innalzamento della temperatura e da lieve disappetenza. Nelle prime fasi il muco risulta abbondante e trasparente per poi diventare nel giro di ventiquattro-trentasei ore più denso e giallastro.

Utilissimi sono:

  • La pulizia del naso, da eseguire con la soluzione fisiologica. È una semplicissima operazione che soprattutto nei più piccoli permette una pulizia anche del rinofaringe impedendo così la sovrapposizione batterica del muco;

  • L’umidificazione dell’ambiente: Il vapore caldo umido, erogato da piccoli apparecchi o usando panni bagnati sui termosifoni, impedisce alle secrezioni di seccarsi eccessivamente e favorisce così la respirazione nasale ed il sonno;


  • L’uso del miele: rimedio antico, che unito ad una bevanda calda serale allevia quel fastidioso pizzicorino alla gola causa di tosse stizzosa;

  • Il riposo: astenersi per qualche giorno dalle attività sportive e da scuola, anche se non migliorerà molto il decorso della malattia, sicuramente limiterà la diffusione del raffreddore;


  • Fare uso sostanzioso di coccole: un carico consistente di calde attenzioni in quei giorni sono la panacea di tutti i dolori, accompagnate poi da belle letture diventeranno un sereno ricordo nell’età adulta.

  • Un occhio di riguardo all’alimentazione: cibi leggeri, caldi e graditi al bambino possono aiutare a superare la disappetenza che accompagna il raffreddore. Da curare con attenzione l’idratazione, che in caso di rifiuto del cibo può essere condotta anche con latte, bevande zuccherate e molta frutta. Piccoli sorsi ripetuti di acqua manterranno le secrezioni più fluide e la tosse meno stizzosa. Ma soprattutto non insistere perché il bambino mangi la stessa quantità di cibo che assume quando sta bene: l’inappetenza che sempre accompagna il raffreddore e le altre malattie rientra nella serie di reazioni fisiologiche di difesa dalle infezioni e tutti sopravviviamo a qualche giorno di alimentazione ridotta.


Unica raccomandazione importante in caso di raffreddore è non assumere, prima dei 16 anni, l’aspirina che può causare la sindrome di Reye, una malattia rara, ma grave.

I virus del raffreddore possono rimanere sospesi nell’aria anche per ore in ambienti poco ventilati ed affollati: si comprende quindi il motivo per cui le vittime predilette risultano i bambini ed i ragazzi scolarizzati. Infatti la trasmissione può avvenire o direttamente per contatto con le secrezioni e le superfici sulle quali è deposta la secrezione o indirettamente attraverso le micro gocce infette liberate nell’aria attraverso lo starnuto.

Per tentare di prevenire il contagio basta adottare alcune semplici ma efficaci norme igieniche, raccomandate anche dal Ministero della Sanità:

  • Arieggiare gli ambienti dove si staziona più a lungo,

  • Non avvicinarsi troppo alle persone raffreddate,


  • Coprirsi con un fazzoletto la bocca e il naso quando si starnutisce, non usare asciugamani e stoviglie di altri

E per i piccolissimi? Valgono le stesse regole, anche se loro continueranno ad avere il muco al naso, a scambiarselo con i compagni più cari e a raffreddarsi frequentemente.


Dott.ssa Marina Cammisa
Pediatra
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venerdì 26 ottobre 2012

LA SICILIA AL CONFRONTO


Manca poco al prossimo confronto elettorale; la Sicilia, domenica 28 ottobre, va al voto per eleggere il suo Presidente. Arduo il compito da svolgere. La Regione, infatti, a fine anno avrà  accumulato un debito pari a sei miliardi di euro. Le spese sono in aumento e le entrate diminuiscono.

Secondo l’ultimo assessore al bilancio, col persistere della situazione attuale, la Regione siciliana rischierebbe il default nel 2014. Tanti gli indecisi tra gli elettori e molti quelli che avrebbero deciso di astenersi dal voto. La scarsa fiducia è data da anni di malgoverno.

Avevamo pensato, sulla scia  di altri blog, altri giornali online, di scrivere un articolo che fosse di sprone a candidati di qualunque schieramento ed elettori tutti.

Confrontandoci, non volendo cadere nella retorica e nella facile demagogia, che ci porterebbe ad affermare concetti che già prima non ci convincevano, abbiamo deciso di limitarci ad un augurio rivolto a tutti i siciliani e alla nostra terra, che amiamo e alla quale siamo profondamente legati; che possa finalmente trovare motivo e forme di un meritato, quanto desiderato riscatto.

Racalmutese Fiero
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giovedì 25 ottobre 2012

PER MERITO DI FACEBOOK


    Ho conosciuto ieri in un bar di Palermo, dove ci eravamo dati appuntamento, il mio amico di FB Pippo Carrubba e la gentile sorella che lo ha accompagnato. Pippo Carrubba mi è quasi coetaneo, originario di Riesi e poi vissuto nel genovese per via del suo lavoro di operaio alla Fincantieri. Si trova a Palermo dove vive la sorella e dove viene una volta l'anno per rivederla e stare un po' con lei e la sua famiglia.  Mi ha portato in dono i tre libri che ha scritto per raccontare la Sicilia, la storia della sua vita, le lotte alla Fincantieri.

    Ieri sera ne ho preso in mano uno ed ho cominciato a leggerlo. Non riuscivo a staccare gli occhi dallo scritto e ben presto sono stato preso dalla necessità di leggerlo tutto il più presto possibile, magari sommariamente, per poi   ritornarvi con più calma.

   E' un libro che riguarda soprattutto la sua infanzia di bambino poverissimo, spesso ospite di orfanotrofi e narra la Sicilia nella sua durezza spaventosa. Quanto può essere dura la Sicilia con i poveri può essere raccontato da chi l'ha vissuta.

    La Sicilia raccontata da Verga è la stessa Sicilia raccontata da Pippo Carrubba ma mentre qualche volta quella di Verga è verista, quella di Pippo è soltanto vera. Leggendo "Tempi di cicoria amara nel XX secolo", che è il titolo del libro di Pippo,  ho provato una forte emozione come soltanto la visione di una grande opera d'arte o il recupero di sentimenti già provati e sedimentati nel fondo della nostra anima possono dare.

   Ho letto per esteso la descrizione dello stupro, ad opera di soldati americani, di otto bambine che accompagnate dal carrettiere don Ciccio si recavano da  Delia a Caltanissetta. Straordinaria la figura di Don Ciccio che, per difendere le bambine,  viene colpito ed ucciso dai soldati  dopo averne accoltellato uno che stava addosso al corpicino di una. Il capitolo riguardante "lo stupro" è di una verità e di una forza straordinaria e mi ha ricordato molto la Ciociaria di Moravia e poi di Sofia Loren, ma qui lo scenario e i tratti della tragedia sono certamente più grandi ed intensi e popolate da tante figure, come quella del cane Dix ucciso  mentre tentava di difendere il suo padrone.

    Altro capitolo straordinario è quello dedicato al mafioso la cui abitazione è tempestata dalle pietrate di una madre a cui aveva maltrattato il figlio: "Don Liborio dei miei cabasisi!”. Anche questa storia raccontata con una vivezza straordinaria!

   Il libro è un pozzo inesauribile di verità storiche e nello stesso tempo un romanzo straordinario sulla Sicilia. Un romanzo fatto di verità, di una verità che raccontata diventa essa stessa arte. Ritornerò a parlarvene perchè ne vale davvero la pena. I soli capitoli dedicati alla invasione americana che lasciò, come abbiamo saputo soltanto molti decenni dopo, una lunga scia di sangue, di orrore e di dolore, valgono la pena di procurarsi lo scritto. Ma il libro è molto di più. E' la storia di una povertà vista dalla zona più profonda della sofferenza e della privazione.

                                                                                                                       Pietro Ancona
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mercoledì 24 ottobre 2012

E’ DIFFICILE CAMBIARE

“E’ nnutuli ca ci frischi e scrusci l’acqua si lu sceccu nun voli viviri”.

Dobbiamo prendere coscienza che il popolo siciliano in generale è restio ai cambiamenti, cambiare  il  modo di pensare, il  modo di comportarsi, ci viene innaturale e scegliamo semplicemente di adeguarci ad ogni situazione. Come l’acqua che si muove per gravità, così preferiamo essere trasportati dagli eventi di un destino ineluttabile e rassegnato.

Tutti dovrebbero sapere che quando si fanno sempre le stesse cose, non si può ottenere altro che quello che si è sempre ottenuto; tuttavia incredibilmente le persone sperano di raggiungere i risultati o il cambiamento senza avere fatto nulla per ottenerlo. Sono convinto che ogni tentativo di cambiamento provoca  in tutti una grande irrazionale paura, preferiamo pensare che ogni azione da intraprendere è  inutile poiché tutto va come deve andare e nessuno può farci niente.

In realtà ci sarebbero due possibilità: subire il non cambiamento o essere protagonisti nel provocarlo. Non è facile capire perché la maggior parte delle persone rifiuti il cambiamento e preferisca vivere tranquillamente e comodamente, a volte, di quel poco che ha. I cittadini, spesso, non riescono a comprendere che, se vogliono crescere, migliorare la loro condizione, dare un futuro ai loro figli, devono necessariamente esplorare nuove opportunità, sviluppare un nuovo modo di pensare, lottare come leoni.

Credo che il grande problema del nostro paese stia nel fatto che non si riesca ad individuare un leader capace di raccogliere la stima dei cittadini.  Un leader che sappia  proporre un progetto nuovo per il paese, che dia fiducia e speranza in modo che i cittadini superino la paura del cambiamento convincendosi che l’unico modo per riuscirci è realizzarlo.

Forse siamo ancora prigionieri di quella sensazione di tranquillità dovuta a tutto quello che conosciamo e che ci da sicurezza impedendoci di rischiare e che ci  fa dire: “lu picca m’abbasta,  l’assà  m’assuperchia”.

Ma questo desiderio di restare al sicuro ha un costo:  impedisce di cambiare, di migliorare, di creare un nuovo futuro per i giovani e tiene tutti alla mercé di coloro che hanno interesse che tutto resti come è sempre stato.  Quando la gente capirà che è un grave errore opporsi al cambiamento, solo allora potrà aprirsi una nuova fase, poiché cambiare non è soltanto necessario; cambiare è la vita!

Come ho già avuto modo di dire, è stata la presunzione a farmi pensare che era possibile un cambiamento semplicemente suggerendo un modo per ottenerlo.  Ho capito che prima di tutto è necessario che gli interessati siano pronti, che lo vogliano veramente e siano in grado di realizzarlo. Chiedo scusa a tutti coloro che si sono spaventati pensando che la proposta potesse essere veramente realizzata da qualcuno che vuole bene a questo paese, qualora ve ne fossero, vanificando gli unici motivi per cui i partiti fanno politica. Niente paura, rientro nei ranghi lasciando a ciascuno il suo, le vecchie regole saranno mantenute, come diceva un vecchio saggio: “cuntenti tu, cuntenti tutti”. E poi perché svegliare il cane che dorme, facciamo come sempre si è fatto e poi si vedrà.  Un pomeriggio d’estate ero seduto al bar di Tommy assieme a mio compare Carmelo Mulè e Giuseppe Guagliano, quest’ultimo conosciuto in quella occasione,  si parlava di politica paesana ed io ebbi a sostenere che nessuna persona “perbene”, intendendo con questo termine persone disinteressate, disposte a governare solo ed esclusivamente per il bene del paese e dei racalmutesi, avrebbe mai pensato di fare politica a Racalmuto. Mio compare non disse niente, ma Peppe contestò animatamente il mio pensiero. Per un po’ di tempo ho pensato che forse sbagliavo e che aveva ragione Peppe. Oggi, purtroppo, sono tornato a pensarla come prima.

Dicono che la speranza sia l’ultima a morire, io spero che il mio paese possa un giorno  cambiare, anche se faranno di tutto per impedirlo, spero comunque che i racalmutesi abbiano, almeno, il diritto a ricercare la felicità.

                                                                                                                        Roberto Salvo

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martedì 23 ottobre 2012

FURBIZIA O INCOERENZA

Mi affascina da sempre come siamo fatti e cosa regola l’essere, rendendomi incredulo di fronte a tali meccanismi. Se penso poi agli animali, rimango sbalordito dai loro comportamenti che non chiedono  più di quanto debbano avere; un istinto, un comportamento essenziale volto solo ai bisogni.

La mia attenzione, però, da qualche tempo, si è spostata all’animale superiore, il più evoluto: l’UOMO. Più che all’essere di per sé, la mia concentrazione si è indirizzata  verso comportamenti tipici della sfera umana e verso caratteristiche intrinseche che vanno contro tutte le leggi che governano gli esseri viventi. Uno di questi comportamenti, che non fa distinzione di sesso è l’incoerenza, che non esiste in nessun altro essere in natura se non nell’uomo. Nessun altro essere deve inventarsi nulla, rimane fedele a comportamenti che lo accompagnano dalla vita alla morte.

Questa caratteristica è quindi peculiare della specie umana che distingue l’appartenenza. Non passa giorno della sua esistenza in cui l’uomo non cambia idea,  opinione o in cui dichiari delle cose per poi negarle qualche ora dopo. Tutta la sua vita trascorre nell’incoerenza;  inventa, crea, esorta, smentisce, afferma, disfa e ricostruisce. L’appartenenza ad una nazione, ad una regione poi,  fa dell’incoerenza ancor di più, il suo punto forte. Non è  mai impreparato,  ha sempre una cosa da dire. Tanto poi la contraddice. E chi se ne accorge.

Opinioni e atteggiamenti della mattina sono diversi dal pomeriggio e da quelli della sera. Se dichiara che un comportamento è l’unico modo nobile per raggiungere risultati  la mattina, il pomeriggio inneggia al tradimento per poi dire la sera che  non esiste nessun atteggiamento adatto al raggiungimento di un obiettivo.  La mattina dichiara di condividere scelte e ideali, per poi rinnegarli il pomeriggio  e la sera  finisce per abbracciarne altri.  E così  su molti altri argomenti. Dice che i valori nella vita sono  prerogative basilari  dell’uomo,  e che una vita fuori da certi principi  è una follia, ma lo trovi in piazza  a criticare e calunniare il prossimo.

Ho notato che l’incoerenza aumenta con la popolarità. Ma la cosa più bella dell’uomo è che critica l’incoerenza, sua caratteristica principe, per valorizzare i propri ideali. Non ideali suoi ma quelli che dovrebbero portarlo o   mantenerlo  al potere. L’uomo non è l’animale più intelligente ma è l’animale più furbo e, alle nostre latitudini, anche il più opportunista.

Racalmutese Fiero
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lunedì 22 ottobre 2012

La Repubblica fondata sull'imbroglio?


L'incipit della nostra costituzione repubblicana recita: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro."

Forse è il caso di rispolverare un po’ la memoria storica e cercare di capire cosa è successo con la prima votazione che fu l'embrione della attuale repubblica italiana, cioè a dire il referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e la repubblica che fu celebrato il 02 giugno 1946, dopo la guerra e dopo la liberazione, ed in particolar modo cosa è successo in quella prima votazione.

Penso sia pacifico ormai affermare che gli americani siano sbarcati con la mafia e la camorra e che i primi sindaci del dopo guerra furono nominati dagli americani ovviamente su indicazione degli amici degli amici. Poi si va al referendum e vince la Repubblica con 12.700.000 voti contro i 10.700.000 a favore della monarchia, uno scarto di 2.000.000 e con un forte sospetto di brogli elettorali. Analisi statistiche avrebbero poi evidenziato come il numero dei voti registrati fosse largamente superiore a quello dei possibili elettori. Certo che con i comuni del sud italia in mano a sindaci nominati dagli americani ed uomini fidati della mafia che avevano tutto l'interesse di far fuori la monarchia, il sospetto di broglio elettorale diventa quasi certezza di imbroglio istituzionale. Un medico racalmutese, anatomopatologo, docente all'Università degli studi di Palermo, Dott. Prof. Calogero Burruano profondo conoscitore e studioso del corpo umano e dei suoi meccanismi già dal 1946, forse aveva capito quali vizi della psiche umana e quali menti deviate e degenerate avrebbero governato l'Italia repubblicana da lì a venire. Infatti si racconta che quando il messo comunale si recò presso la casina di Don Liddru - così veniva chiamato Il Prof. Burruano  in paese -  in contrada Bovo,  per consegnargli il certificato elettorale per il referendum, fu cacciato via dal medico a male parole per sette generazioni a salire e sette generazione a scendere e diffidato a non mettere più piede nella sua campagna. Il messo comunale ci riprovò altre volte ancora sino a supplicarlo, avendo ricevuto ordini perentori che il certificato ad un notabile come Don Liddru andava assolutamente consegnato. Don Liddru, figlio del medico filantropo Don Ciccu Burruano, era anche lui conosciuto in paese come benefattore e pertanto non gli si poteva fare uno sgarro e non consegnargli il certificato elettorale ed allora bisognava provarci tante volte sino a trovare Don Liddru disponibile e libero dai suoi studi e che non stesse riposando.

Il medico quando si rese conto che non avrebbero desistito dal disturbare il suo ritiro in campagna nella periferia del paese, per riposarsi e studiare al riparo del caos palermitano, dove lavorava, lontano da ignoranti e miseri pettegolezzi di qualche compaesano, che pur avendo ricevuto la sua assistenza medica gratuita durante la guerra e salvato molti bambini dal tifo non gli risparmiavano giudizi di ogni sorta, pensò bene di prendere un foglio uso bollo come si usava una volta, ci attaccò una marca per diritti di pubblicazione la annullò con un segno a per con la penna, lo attacco dietro la porta di ingresso, e scrisse:

Me ne fotto della Repubblica,
Me ne fotto della Monarchia,
Voglio vivere a casa mia,
vado in culo a chicchessia.

Firmato
Dr Prof. Calogero Burruano.

Don Liddru, da studioso profondo di medicina, più che dubbi forse aveva delle scientifiche certezze sulle ulteriori follie e vizi delle menti umane che si apprestavano a governare l'intera Italia repubblicana. I fatti contemporanei di cronaca politico-giudiziaria  per fatti di malapolitica che non giudicano fatti, ma giudicano le attitudini e la natura di alcuni politici, sono atti e fatti che, forse, potrebbero essere i riscontri alle teorie e alle idee del Prof.Dr Calogero Burruano, docente di anatomia e fine studioso della fisiologia del corpo umano e a quel famoso rifiuto a partecipare al referendum e al giudizio che si era fatto dei futuri politici repubblicani. Idee e teorie che Don Liddru trattenne per se, purtroppo, nel chiuso della sua casina in contrada Bovo dove ormai non bussa più nessuno, nemmeno per un certificato elettorale. Forse far conoscere le sue idee e le sue teorie,  filantropo come era,  avrebbe risparmiato molti guai alla sua Racalmuto e forse oggi non avremmo i Commissari Antimafia al Comune.

E il suo rifiuto a partecipare al referendum istituzionale del '46, che si concluse sotto forti dubbi di regolarità, ci fa sospettare che già lui avesse le idee chiare:

La Repubblica Italiana non fu fondata sul lavoro,

La Repubblica Italiana fu fondata sui brogli

                                                                                                                      Ignazio Scimè
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venerdì 19 ottobre 2012

UN RUOLO PER CIASCUNO


Un ruolo per ciascuno. E’ questo l’atteggiamento giusto che  porta ad un futuro migliore. Un impegno ponderato civilmente, culturalmente e responsabilmente appropriato.

Qualcuno mi ha esortato a parlare dei giovani, piuttosto che ribadire concetti già ampiamente sviscerati, a ridare speranze annientate da troppi fatti che non hanno trovato prossimi riscontri in positivo. Altri hanno puntato il dito sulla comunità racalmutese, responsabile, a loro dire, anche se non in prima persona, dei disastri accaduti negli ultimi tempi. Responsabile in quanto non è stata capace o semplicemente non ha voluto ribellarsi ad un andazzo fatto da troppi condizionamenti e atteggiamenti diventati, col trascorrere del tempo, parte integrante di un modo di pensare e operare.

Io non voglio giustificare nessuno perché penso si debba avere sempre il coraggio di lottare con le proprie forze e  opporsi a sistemi clientelari. Ma credo che, nella realtà locale, non si possa condannare a cuor leggero  alcun personaggio appartenente a questo paese.

Racalmuto, diciamoci la verità, non ha mai avuto grandi risorse, forse perché non sono state sfruttate o semplicemente perché è un paese dell’entroterra siciliano,  che ha vissuto di agricoltura, di miniere e piccoli commerci. Il racalmutese è sempre stato vivo di intelligenza non sottomesso  al potere, ma furbescamente convinto che l’unica strada per migliorare la propria situazione economica era quella di riporre le effimere speranze verso questo o quel personaggio. Rare le occasioni e poche le possibilità per riuscire ad affermarsi con mezzi propri. Non credo si possa condannare chi, anche per esigenze quotidiane, ha sperato in qualcosa che potesse risolvere una situazione che impediva, non di pretendere una vita tra i viaggi e il lusso sfrenato, ma un’esistenza che permettesse di portare a casa il pane per i propri figli. E non dimentichiamo che per fare questo, molti nostri fratelli hanno perso la vita nelle miniere sparse nel territorio, lasciando giovani vedove e figli troppo piccoli per occuparsi del sostentamento della famiglia.

In contesti diversi queste realtà, purtroppo, si stanno ripetendo e in tutto questo credo che i giovani subiscano la frustrazione di non riuscire a trovare la soluzione ai propri problemi e  a quelli delle persone a loro vicine. I giovani racalmutesi hanno dalla loro materia grigia alimentata da una terra ricca di sale ma povera di risorse, che li ha dotati di capacità di industriarsi e improvvisare e di intelligenza, tutte qualità che non riescono ad esplicare per mancanza di strutture idonee o mezzi che possano permettere loro di trovare giuste soluzioni ai tanti problemi. L’unica via, non condanniamoli per questo, è cercare fortuna altrove.

E di conseguenza assistiamo anche a un altro fenomeno, impensabile fino a poco tempo fa; gli adulti, i genitori, che seguono la via dei figli e abbandonano una realtà che li rende preoccupati per il loro futuro e quello dei loro cari.

Questo succede anche in questa piccola comunità incastonata in uno spazio più ampio, la Sicilia, che appare così ricca di risorse agli occhi del forestiero e dove l’unica via sembra essere semplicisticamente, forse troppo, l’impegno e la volontà. Una terra che inizia a non avere più paura ma che, senza sfrontatezza alcuna, ancora timidamente, osa alzare la testa e scegliere il proprio futuro. Ma qui, ancora per mancanza di risorse, il paese si impoverisce, forse anche per marginali interessi del potere nazionale o regionale, temporalmente destinati a prossimi confronti elettorali, fatti di ripetute promesse e di aspettative vanificate. Perde figli eletti, che non possono, più che non vogliono, rimanere e lottare, intellettivamente dotati, futuri uomini, affermati professionisti o semplicemente persone capaci, in grado di risollevare le sorti di questo meraviglioso paese.

Racalmutese Fiero
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mercoledì 17 ottobre 2012

LA SOSTENIBILITA’ DEI PRECARI


Siamo sempre stati propensi ad affrontare le questioni considerando i pro e i contro senza pregiudizi e con la massima correttezza. Sono sicuro di potere affermare che  questo blog, “Castrum Racalmuto Domani”,  ha sempre fatto propria questa filosofia e ha cercato in ogni occasione di essere correttamente imparziale in tutte le questioni di cui si è occupato con i suoi articoli. Questo ci ha portato spesso a stare dalla parte dei Commissari, a difendere la legalità che rappresentano e il duro e difficile compito che  hanno assunto.

Abbiamo appreso che in occasione dell’insediamento del nuovo commissario, il vice prefetto Filippo Romano, è stata indetta, nei locali del Comune, una conferenza stampa. Tra i tanti argomenti  trattati e che condividiamo in toto, è stato detto dal dott Enrico Galeani, riferendosi ai precari, che i Commissari non licenzieranno nessuno.  Questa affermazione non può che farci piacere, conoscendo bene l’importanza che questo comporta per centocinquanta famiglie che traggono sostentamento da questo magro reddito.

Quello che ci preoccupa e che non vorremmo possa essere causa di delusione o disperazione per i lavoratori citati, è se i Commissari hanno effettivamente il potere di assicurare quanto promesso. Infatti a fronte di un organico di 222 unità, tra ruolo(84), contratto a tempo determinato(76) e LSU, questi ultimi, in numero di 62 sono a carico della Regione Sicilia per un totale di € 1.500.000 anno. Restano a carico del Comune esclusivamente i contributi INAIL. Risulta che le casse regionali siano in disavanzo di parecchi milioni di euro e che se l’Ente regionale non dovesse far fronte ai pagamenti dei precari, l’onere dovrebbe essere assunto dal Comune che in nessun caso, vista la situazione economica in cui versa,  potrebbe far fronte al pagamento degli stipendi.

Ci chiediamo quindi se, quando i Commissari affermano che non licenzieranno nessuno, lo fanno perché hanno avuto assicurazione da parte della Regione siciliana, ente che eroga i fondi per le retribuzioni dei lavoratori LSU. Ci permettiamo di sollevare questo dubbio perché non vogliamo che ci siano incomprensioni su un argomento così importante che coinvolge molte famiglie.

Come dichiarato dal dott. Emilio Saverio Buda, il Comune di Racalmuto rischia il “disastro sociale” e direi anche finanziario,  difatti se il personale venisse confermato bisognerebbe considerare anche il minore introito riconosciuto dal Ministero dell’Interno quale “attribuzione di entrata da federalismo fiscale municipale e altri contributi”.

Come si evince dal sito www.finanzalocale.interno.it nel menù “Trasferimenti Erariali e attribuzioni di entrata da Federalismo fiscale e municipale”  del Ministero dell’Interno, risulta che a Racalmuto, per l’anno 2012, viene riconosciuto un importo totale di € 1.669.018,96 contro le risorse assegnate nell’esercizio 2011 di € 2.125.669,05 con una diminuzione di entrata corrente pari ad € 456.650,09.

Dal progetto di bilancio di previsione 2012 presentato dai Commissari nella parte entrata corrente risulta “finanziamento statale € 2.082.638,31” con  una evidente incongruenza di dati finanziari tra quanto comunicato dal Ministero e quanto iscritto nel progetto di bilancio 2012.  Si tratta di una distrazione tecnica-finanziaria!!!!!!

L’incidenza della spesa di personale dipendente del Comune  (personale a tempo indeterminato e personale a tempo determinato di n.  160 unità) è pari al 52,02% della spesa corrente, percentuale anomala rispetto a una spesa media pro-capite nazionale  del 30%.

E’ evidente che per i Commissari l’impresa di copertura della spesa di personale, con i dati finanziari aggiornati alla data odierna, risulta ardua e difficile, frutto di una passata politica spregiudicata, senza tenere conto degli equilibri di bilancio relativi alla spesa pubblica.
Chiediamo ai Commissari prefettizi come faranno a far tornare i conti con la minore entrata prevista da parte del Ministero dell’Interno e i possibili tagli di fondi da parte della Regione Sicilia che finanziava i lavori socialmente utili.

                                                                                                               Giuseppe Cardillo
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RACALMUTO IN POSITIVO


Una conferenza stampa che ribadisce concetti più volte sviscerati nelle pagine di questo blog. I Commissari come traghettatori verso la democrazia e la legalità di un comune sciolto non tanto per infiltrazioni mafiose, quanto  per  sensibilizzazione da parte della malavita nei confronti dell’operato degli amministratori.

Il dott Galeani chiede un sacrificio a tutti per evitare il dissesto economico e per scongiurare di mettere sul lastrico tante famiglie. Siamo concordi col vice prefetto  Romano quando parla di esportare un’immagine positiva di Racalmuto e di non legarla costantemente a fatti malavitosi. Bene il progetto di rilanciare il paese dal punto di vista turistico : la Fondazione, il Teatro e il Castello Chiaramontano potrebbero rappresentare valide espressioni di rilancio culturale se ben gestite nell’interesse comune, purchè non rappresentino appetibili risorse per interessi personali.

Apprendiamo con soddisfazione che all’ingresso del comune esiste da ieri un controllo per le entrate. Ciò eviterà l’accesso a persone non autorizzate che entrano nelle stanze o circolano per i corridoi senza motivo alcuno, oltre l’attraversamento di cani randagi dal portone principale all’uscita in largo Monte.

Forte l’impegno, da parte dei Commissari, di approvare un PRG entro la fine del mandato. In ultimo apprezziamo l’intento di stabilire uno scambio ancor più proficuo tra il comune e i cittadini, favorendo il dialogo istituzioni/comunità. Siamo convinti che i fatti confermeranno quanto detto in conferenza stampa e ci auguriamo sempre che ogni movimento politico, culturale, civile, possa adoperarsi favorendo una fattiva collaborazione e accelerando il processo di traghettamento verso la legalità.

Contiamo tanto sui giovani che, col loro impegno,  possano rappresentare la nuova linfa e scatto di orgoglio per un paese che merita tanto. Auguriamo al nuovo insediato, dott Romano, ai Commissari, alle forze politiche, alle forze dell’ordine, agli organi di stampa, alle rappresentanze ecclesiastiche, ai blog presenti in rete - che rappresentino suggerimenti, confronto, critica costruttiva e non contrasto a tutti i costi - e, non per ultimi, ai cittadini tutti, un BUON LAVORO!

Racalmutese Fiero  
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martedì 16 ottobre 2012

IL DOVERE DELLA DENUNCIA


Più volte, io e Roberto, ci siamo chiesti se fosse il caso di voltare pagina e occuparsi di altre notizie, di altri argomenti. Poi il filo logico delle cose, la cocciutaggine, la voglia di vedere un paese assurgere alla cronaca per meriti e non per demeriti, forse, ci spinge a continuare ed affondare il coltello nei nostri mali come a recidere  un tessuto malato, illudendoci di poter, con quattro righe, cambiare il corso delle cose.

Se  la classe politica locale, formata da persone ha fallito, anche usando male le risorse assegnate all’amministrazione, foraggiando una pletora sterminata di mogli, figli, parenti e amici, non lo ha fatto perché il comune, come istituzione, seguiva la logica del clientelismo e del nepotismo. Ci si dovrebbe chiedere, in piena coscienza, se le responsabilità siano state esclusivamente di chi amministrava la cosa pubblica o, a respiro più ampio, degli elettori prima, dell’opposizione dopo e di tutti quelli che avrebbero dovuto controllare.

E viene da chiedersi, anche, se gli amministratori siano stati indubbiamente carnefici o ipoteticamente vittime, vittime di un sistema politico contorto che evitava loro di attuare regole e delibere in piena autonomia e in perfetta libertà.

Spesso leggiamo organi in rete che si accendono di sdegno e passione per ogni minimo spreco,  per poi dormire lunghi sonni tranquilli quando ci sarebbe da spendere pagine e pagine nella ricerca dei veri motivi che hanno causato simili danni.

Assistiamo adesso a formazioni politiche che mirano ad annientare ogni forma di opposizione consentendo così, al singolo potere, una malfunzionante autonomia gestionale. Quando in solitudine  qualcuno grida alle malefatte, buona parte dei contestatori, dei critici si girano per non vedere, per occuparsi d’altro e per evitare, seguendo una mentalità che non porta a nulla di positivo, che qualcuno possa spiccare oltre interiori umane miserie, fatte di interesse e di protagonismo.

Se i politici locali   hanno amministrato secondo criteri che hanno favorito interessi personali, il fatto è stato tollerato, venendo quasi considerata una malattia incurabile e pensando, erroneamente, che il suo focolaio si trovi a latitudini meridionali, accettandone così, di fatto, l’ineluttabilità del decorso. Lo sperpero di denaro pubblico, il dilapidare di fondi comuni, dovrebbe scandalizzare sempre ed essere contrastato in ogni caso.

Chiunque ha a cuore questo paese dovrebbe trasformarlo in un fronte comune di critica costruttiva e di contrasto alla cattiva gestione amministrativa. Senza opposizione un potere, di qualunque natura, tenderà sempre a dilagare coinvolgendo negativamente il tessuto sociale. E bisognerebbe, non solo valutare prima, scegliendo persone capaci e moralmente corrette, ma controllare dopo, seguendone le azioni che siano in linea con i programmi. Se le future amministrazioni agiranno evitando di calpestare i diritti dei cittadini e se questi, impediranno a chi li amministrerà di travolgere ogni interesse collettivo in favore di quello personale, si cambierà il corso delle cose e tale mutamento potrà salvare il paese dal baratro.

Racalmutese Fiero
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lunedì 15 ottobre 2012

CU MENTI SIRENA


Quando ero bambino, in piazza Francesco Crispi, ogni volta che potevo andavo ad ascoltare un grande cantastorie, Cicciu Busacca.  Cicciu cominciava le sue storie sempre con tre colpi bene assestati alle corde della sua chitarra e cantando: “Vogliu cantari cu menti sirena, tutta la vera storia di..………….”  Anch’ io oggi vi voglio raccontare, con mente serena, una storia vera che fa parte del vissuto del nostro paese.

Questa è la storia di un racalmutese, mio zio, il Commendatore Dottore Giuseppe Bartolotta, classe 1861, lo stesso anno in cui Garibaldi sbarcava in Sicilia con i suoi mille diavoli rossi.  Anche il caro amico Eugenio Napoleone Messana, nel suo libro “Racalmuto nella storia della Sicilia”, parla di lui.    Lo zio Giuseppe credo sia stato l’unico, che io sappia, a Racalmuto a non volere prendere la tessera e iscriversi al partito fascista.    Un giorno il podestà di Racalmuto gli diede l’ultimatum: o si iscriveva al partito fascista o sarebbe stato arrestato.   Giuseppe Bartolotta non era un uomo comune: socialista convinto, come quelli di un volta  che si sono estinti con la morte di Nenni; non era certo facile piegare il suo spirito e la sua fede politica.    Quella maledetta lunga notte, i familiari e il signor Calogero Mulè, di professione barbiere,  suo uomo di fiducia, lo esortarono, lo implorarono di prendere quella “cazzo” di tessera schifosa. Molti lo avevano fatto pur non credendo nel fascismo o addirittura da antifascisti. Ma il Dottor Giuseppe Bartolotta, evidentemente era fatto di un’altra pasta e, all’alba, quando i carabinieri bussarono al suo portone, egli con l’orgoglio di uomo libero, porse loro i polsi per farsi ammanettare. 

Fu arrestato, processato e condannato il socialista  Giuseppe Bartolotta e messo a marcire in galera.   Quando gli Americani entrarono in Sicilia e la liberarono dalla peste fascista, lui fu liberato con tutti gli onori e gli fu offerta la carica di prefetto,  che  rifiutò.  

Il commendatore Giuseppe Bartolotta, ai tempi, alternandosi con il Barone Tulumello, amministrò per lungo tempo Racalmuto. Una popolare poesia recitava a quel tempo così: "cu li grana o senza grana lu barunieddu scinni e lu cumannaturi acchiana o viceversa".    Erano quelli tempi d’oro per la politica nel nostro paese, tempi in cui era facile sentire in consiglio comunale, con le  casse del comune sempre disastrate, il sindaco prendere la parola e dire:   “ segretario, a verbale, le spese per la realizzazione di questa opera sono a totale carico del sindaco”. 

Era un grande onore, allora, fare il sindaco ; lo si faceva  per prestigio, rimettendoci spesso risorse economiche proprie.  
  
Oggi far politica,  governare in genere,  è visto come una possibilità di impiego,  un matrimonio d’interesse.  Segno dei tempi che cambiano!

                                                                                                                        Roberto Salvo
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venerdì 12 ottobre 2012

IGNORANZA O STUPIDITA’?


Caro Roberto,

alla tua lettera e, soprattutto alla storia contenuta in essa: “la rana e lo scorpione”, riflettendo, tendo a dare altre spiegazioni oltre a quelle da te riferite. Il mio ragionamento parte da semplici presupposti;

non è ragionevole credere che solo perché ci capita di avere la presunzione di sapere una cosa, anche tutti gli altri debbano saperla e accettarla. Credo che il concetto da te espresso debba spaziare applicandolo agli aspetti “oscuri” del comportamento umano.

Tanto si può dire  sulle circostanze in cui qualcuno si colloca nel ruolo dello scorpione o della rana. Il fatto è che in questa irritante fiaba c’è una fastidiosa verità: accade davvero che qualcuno si comporti in modo incomprensibile senza alcuna identificabile ragione se non che, chissà perché, “quella è la sua natura”. Azzardando una morale personale che  attribuisco alla favola,  credo che il significato più forte sia proprio la sua inspiegabilità. Un agire con danno per sé e per altri senza alcun comprensibile motivo. Una follia che si annida nella natura umana, di cui si vedono molti esempi. Alcuni, per fortuna, più comici che preoccupanti, ma altri, purtroppo, dolorosamente tragici.

Ci sono molti comportamenti in cui la conseguenza di un errore o di un inganno è sconfitta o vendetta, gratitudine o tradimento, crudeltà o compassione, immeritata sofferenza o inaspettato lieto fine.

Dalle più remote origini  fino alle cronache dei nostri giorni, rimane fra le più insidiose forme di stupidità il fatto che un essere umano – o nella fattispecie, un essere vivente - possa nuocere a sé e ad altri senza alcun comprensibile motivo, solo perché  “è nella sua natura”.

Quando seguiamo il nostro modo di essere, la nostra strada, possiamo non piacere a chi ci sta vicino, ma in fondo se seguiamo veramente la nostra vera natura non possiamo sbagliare e non siamo giudicabili  - nel bene e nel male -  siamo semplicemente così come siamo.  Questo non vuole dire che la semplice accettazione del proprio modo di essere debba autorizzare nostri comportamenti a danno del singolo o della comunità e non debba seguire il tentativo di migliorarsi.

Adattando la favola alla realtà dei nostri giorni, penso si possa affermare che ci sono due tipi di scorpione e francamente non so qual è peggio.

Quello che ammazza arrivati alla fine della strada, fregandosene altamente del rapporto che si costruisce tra lui e la rana che lo porta in spalla e per  rapporto intendo un rapporto di qualsiasi genere; parlo del fatto che l'opportunista, il nostro scorpione, per farsi portare in spalla fino alla fine, fa in modo che la rana non senta il peso quindi ne manipola la fiducia ed i sentimenti come vuole. Poi, finito il percorso, raggiunto il suo scopo, prende la rana e l'ammazza a suo piacere.

E poi c'è l’altro scorpione, che secondo me è il peggiore tra i due,

quello che ti fa credere di voler soffocare il proprio istinto di ammazzarti quando non gli servi più, tu quindi pur sapendo in principio chi hai davanti credi nel cambiamento, nella redenzione che possa operarsi anche per merito tuo e provi a dare fiducia.

Poi, però, arrivato a metà, ti rendi conto dell'imprevisto: tra te che l'aiuti e lui, si sta sviluppando un rapporto di fiducia vera che rappresenta un andare contro la propria natura, quindi ti “uccide”.

Spesso, troppo spesso, caro Roberto, non riusciamo a vedere oltre il nostro naso, ma ci fermiamo alla superficialità, non solo perseguendo ambìti traguardi personali,  non avendo rispetto delle persone che sfruttiamo e, a volte, calunniamo per ottenere ciò che ci serve,  pronti a mollarle quando abbiamo ottenuto quello che desideriamo, calpestando ogni basilare principio di lealtà.

Racalmutese Fiero
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